Ritratto del padre

Datazione

1628

Categoria

Dipinto

Materiale / Tecnica

Olio su tela

Dimensioni

155 x 99 cm

Collezione

Museo d'arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano

Numero d’inventario

CCL-207
Giovanni Serodine, nato a Roma da famiglia originaria di Ascona, inizia la carriera come stuccatore nella bottega del fratello, attivo in diversi cantieri nel contesto edilizio romano. Nel 1623 riceve la prima commissione importante dai Gesuiti per affrescare la Chiesa della Concezione di Maria a Spoleto, segnando il passaggio definitivo alla pittura. La sua fama cresce velocemente, ottenendo prestigiose commissioni nella capitale, fra cui l’incarico di realizzare due tele per la basilica di San Lorenzo fuori le Mura. La sua attività documentata, concentrata tra il 1623 e il 1630, si caratterizza per una rapida ascesa. Scomparso a soli trent’anni, negli ultimi anni realizza alcuni dei suoi capolavori, come San Pietro in carcere (Rancate, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst) e l’Incoronazione della Vergine per la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo ad Ascona. Alla sua produzione matura appartiene anche il Ritratto del padre, datato 1628. A lungo interpretato come una figura di santo, solo nei primi anni Cinquanta del XX secolo è identificato come il ritratto del padre Cristoforo Serodine. In questa tela l’artista si concentra su una singola figura, instaurando un rapporto intimo con il soggetto e ponendo al centro le sue angosce esistenziali, rese ancor più evidenti grazie allo stile pittorico insieme rapido e materico. Il personaggio è reso con grande naturalezza, colto di sorpresa mentre è intento nella lettura, e posto in dialogo con l’ambiente circostante, in una composizione calibrata. La principale innovazione risiede però nella luce morbida che illumina l’intero dipinto, superando il chiaroscuro drammatico di matrice caravaggesca per creare un’atmosfera raccolta e un nuovo rapporto tra luce e materia pittorica, concepita come fonte luminosa endogena. Considerata uno dei massimi esempi della ritrattistica europea, l’opera testimonia la piena maturità espressiva di Serodine che, prima dei trent’anni, elabora un linguaggio autonomo e contraddistinto da una nuova sensibilità.